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Digressione

Wing Chun Kung Fu: facciamo un po’ di chiarezza

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Il Wing Chun Quan (永春拳), dal cinese “pugilato dell’eterna primavera”, è un’arte marziale nata nel sud della Cina intorno alla seconda metà del XVII secolo. Nello specifico si tratta di uno stile interno del Kung Fu Shaolinquan, di cui l’aspetto marziale è soltanto una delle sfaccettature di un sistema più ampio che affonda le sue radici nell’antica filosofia asiatica di matrice Buddista, Confuciana e soprattutto Taoista. Secondo la leggenda il Wing Chun fu inventato dalla monaca buddista Ng Mui, sfuggita alla distruzione del monastero di Shaolin, dopo aver assistito ad un combattimento tra una gru ed un serpente. Dopo essersi rifugiata sul monte Qixiashan, la monaca avrebbe conosciuto una ragazza di nome Yim Wing Chun alla quale insegnò le tecniche di combattimento letali per difendersi da un signorotto locale che voleva sposarla contro la sua volontà.

Da un punto di vista marziale le tecniche si basano su principi fisici e filosofici che rendono i movimenti fluidi ed eleganti (aspetto artistico) dando luogo ad uno stile di combattimento “armonico” ma allo stesso tempo molto efficace e funzionale (aspetto marziale). Tra i principi più importanti vi è il concetto di non contrastare mai l’avversario con la forza ma di far deflettere la sua energia per poi ritorcergliela contro attaccandolo da un’angolazione più favorevole. In pratica da un’ottica filosofica, secondo la visione taoista, quando l’avversario sferra un attacco si trova in fase yang (pieno) e pertanto per sopraffarlo efficacemente occorrerà essere yin (vuoti) assecondando la sua intenzione. Tale azione porterà l’avversario in fase yin (vuoto) e permetterà una risposta yang (piena) con una maggiore efficacia ed un minimo dispendio di energia. Questo modo di combattere, in linea con il principio del tao, offre la possibilità di lottare contro qualsiasi tipo di avversario indipendentemente dalla sua forza e dalla sua statura.

In pratica, secondo la visione cinese, l’artista marziale deve essere come l’acqua che è in grado di adattarsi in tempo reale ad ogni situazione, aggirando gli ostacoli che incontra in maniera morbida, fluida e spontanea. A tal riguardo illuminante è la citazione di Lao Tzu, antico filosofo e stratega cinese: “Ecco come bisogna essere! Bisogna essere come l’acqua. Niente ostacoli, essa scorre. Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo. In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda. Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa. Niente esiste al mondo di più adattabile dell’acqua. E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei” o ancora “In tutto l’universo non vi è nulla di più morbido e debole dell’acqua. Ma nulla le è pari nel suo modo di opporsi a ciò che è duro. Nulla può modificare l’acqua. Che la debolezza vinca la forza, che la morbidezza vinca la durezza ognuno sulla terra lo sa, ma nessuno è in grado di fare altrettanto”.

L’insegnamento più importante di quest’arte marziale, alla luce di quanto esposto, va quindi al di là del mero combattimento, trascendendolo. Con il tempo e la pratica, dopo aver interiorizzato le tecniche ed i principi, il Wing Chun diviene una vera e propria filosofia di vita in grado di aumentare il nostro stato di benessere e di aiutarci a sconfiggere il peggiore tra tutti i nemici, il nostro ego, quella vocina interiore che ci impedisce di cambiare e di adattarci alla mutevolezza e alla dinamicità degli eventi della vita, soprattutto quando questi ultimi non vanno come vorremmo. Da un punto di vista psicofisico, inoltre, il Wing Chun rappresenta un’eccellente sistema per mantenere il corpo in salute e la mente calma e serena. Sotto il profilo fisico si energizza il corpo, si migliora la postura e si aumenta la propriocezione. Sotto il profilo psichico invece aumenta la consapevolezza e la capacità di controllare le proprie emozioni, si rafforza lo spirito e si potenzia la forza di volontà, migliorando qualitativamente la vita sotto tutti i punti di vista. Anche se stiamo parlando di una disciplina di combattimento non dobbiamo mai dimenticare che il sistema trae le sue origini dai monaci Shaolin dell’antica Cina, persone che prima ancora di pensare a combattere avevano come obiettivo quello di migliorare il tenore di vita di se stessi e di coloro che gli stavano intorno. Questo ed altro è il Wing Chun Kung Fu. Provare per credere.

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La via del guerriero

A pochi giorni dall’apertura del blog abbiamo parlato già di diversi argomenti spaziando dalla finanza alla comunicazione fino ad arrivare alla gastronomia molecolare con l’esperimento della sferificazione del caffè.

Oggi vorrei introdurre invece un nuovo argomento a me caro, quello delle arti marziali. Sono ormai diversi anni che pratico con costanza e dedizione il wing chun, un’arte marziale cinese che trae origine dalla cultura dei monaci taoisti.

Il discorso di oggi non entra nel merito del wing chun o nel confronto tecnico tra le discipline ma vuole parlare di un concetto comune a tutte le arti marziali: la via (o il tao come direbbero i cinesi) del guerriero. Tale aspetto, in apparente contrasto con le implicazioni etiche di chi si dichiara contrario alla violenza e alla guerra, in realtà nasce da un profondo senso di pace ed armonia con sé stessi ed il mondo che ci circonda.

Dal punto di vista taoista, infatti, l’uso della violenza non è mai finalizzato all’esternalizzazione di pulsioni di rabbia e di odio piuttosto al ricorso necessario, in casistiche particolari e non riconducibili alla nostra volontà, a soluzioni pratiche il cui obiettivo è il ripristino della pace e dell’equilibrio attraverso azioni proporzionate alla situazione stessa.

Il guerriero, essere determinato ed impassibile difronte al pericolo, riesce a svuotare la propria mente e a liberarsi dall’emotività che il combattimento comporta. In quell’istante egli allontana sia i fantasmi del passato che quelli del futuro partecipando appieno al “qui e ora”. In quel preciso istante egli è in armonia con sé stesso e con la realtà che lo circonda, accetta il proprio avversario e si sintonizza con lui. L’ego scompare ed egli agisce senza pensare, l’azione libera dal pensiero diventa pura, il combattimento da mero scontro di due energie diventa arte. L’obiettivo ultimo cessa di essere la vittoria ma diviene il combattimento stesso. La vittoria da fine agognato diviene la conseguenza necessaria di un’azione perfetta.

Questo è a mio avviso ciò che un guerriero, in ogni campo della vita, deve ricercare. Egli non deve mai dimenticare che un’azione pura può essere tale solo quando è libera dall’ego. Il guerriero è un tramite attraverso il quale può fluire l’arte, e non sto parlando dell’arte del combattimento ma dell’arte della vita.

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