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Tanto tuonò che piovve: il punto della situazione sui mercati finanziari

fulmine_pioggia

Oggi, dopo tanta attesa, sembra che i mercati finanziari stiano prendendo finalmente una pausa. Erano mesi che i listini azionari salivano senza soste ed un sano e salutare storno non potrà che far bene.

“Casualmente” i mercati hanno aspettato le scadenze tecniche di marzo e sempre “casualmente” hanno deciso di stornare quando oramai erano tutti spudoratamente long, ma questo è un’altro discorso.

Ora tocca capire se trattasi di acquazzone o di pioggerella estiva. Bisogna monitorare attentamente i livelli di prezzo per entrare sull’azionario europeo ed italiano, magari programmando una serie di acquisti su uno o più livelli.

Nel frattempo venerdì io ho shortato S&P 500 approfittando della debolezza relativa del listino americano. Per quanto riguarda le materie prime invece, chi ha seguito il mio consiglio di acquistare settimana scorsa, oggi è già in guadagno e potrebbe prendere parte dei profitti avendo raggiunto un primo target di breve.

Buon acquazzone… o pioggerellina, sperando che non siate tra quelli entrati sui massimi.

Bye bye

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La FED perde la “pazienza” ed il dollaro scende

dollaro

Oggi, 18 marzo 2015, la Federal Reserve ha comunicato la sua guidance di politica monetaria. “Cosa è successo esattamente e quali sono le implicazioni a livello economico e monetario?” Cerchiamo di fare il punto della situazione. L’America, in pratica, dopo la crisi dei mutui subprime del 2008, ha adottato misure di politica monetaria non convenzionali finalizzate a sostenere l’economia del Paese in un momento di difficoltà. Oggi, alla luce del miglioramento del mercato del lavoro statunitense, tali misure si apprestano a divenire più restrittive al fine di evitare un surriscaldamento dell’economia. In altri termini la Federal Reserve si sta avviando gradualmente verso una normalizzazione della politica monetaria che passa inevitabilmente attraverso il rialzo dei tassi di interesse.

Questa situazione ha portato ad una fortissima rivalutazione del dollaro nei confronti delle altre valute, rivalutazione che è avvenuta molto velocemente, ben prima che ci fosse il famigerato rialzo dei tassi. Ciò che spicca dai verbali di stasera è l’eliminazione della parola “pazienza” inerente il primo rialzo dei tassi che potrebbe avvenire già nelle prossime riunioni. Secondo la logica che governa la dinamica dei prezzi, tale situazione avrebbe dovuto spingere ancora più in alto il valore del biglietto verde, tuttavia si è verificato l’effetto opposto. In pratica, dopo una folle corsa partita dall’estate del 2014, assistiamo oggi ad un arresto della valuta a stelle e strisce (temporaneo?) proprio quando la logica vorrebbe far intendere il contrario.

Da un punto di vista tecnico, a prescindere dalle parole che lasciano il tempo che trovano, in effetti già da alcuni giorni si notava uno strano aumento delle quantità di dollari scambiati proprio in prossimità della soglia psicologica di 100 (dollar index). Un effetto analogo si nota anche sul cross euro-dollaro che ha guadagnato ben due figure in poco più di un’ora dalla comunicazione dei verbali. Un’altra reazione interessante c’è stata poi sulle materie prime che hanno subito approfittato della debolezza del dollaro per mettere a segno alcuni punti percentuali di rialzo. Anche gli indici americani sembrano a prima vista aver festeggiato, ma rimangono ancora deboli gli indici europei (parliamo naturalmente di debolezza relativa vista la folle corsa degli ultimi mesi).

Come interpretare operativamente tali indicazioni? Io personalmente ho coperto buona parte della posizione in dollari attraverso un’operazione in marginazione sul forex, essendo questi ultimi investiti in materie prime che dovrebbero beneficiare di una svalutazione della valuta americana (scusate la cacofonia). Per chi non avesse posizioni aperte potrebbe invece provare un long euro-dollaro o acquistare materie prime (oro, argento, gas, petrolio sono quelle che seguo) hedgiandosi dall’effetto cambio in quanto le materie prime sono scambiate in dollari.

P.S. Dal grafico postato si vede bene l’aumento dei volumi di scambio sul dollar index

Per informazioni su strategie di investimento, partnership e collaborazioni potete contattarmi via email: alemasmail@gmail.com

dollarindex

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I mercati finanziari possono salire senza soste?

ftsemib

I mercati finanziari possono salire senza soste? È la domanda che si stanno facendo tutti da quando, complici le aspettative del Quantitative Easing di Super Mario Draghi, gli indici azionari hanno intrapreso una salita quasi verticale all’insegna di un toro impazzito che in breve tempo ha spazzato via tutti i ribassisti.

I rialzi sul nostro indice, dai minimi del 16 dicembre agli attuali massimi di oggi, 10 marzo, hanno segnato una performance di oltre 27 punti percentuali in meno di 3 mesi. Un record storico considerati i risultati pessimi degli ultimi anni.

In base alle proiezioni dell’analisi tecnica, sul nostro FTSEMIB, ci troviamo ancora nella parte bassa di un canale di progressione che proietta un target di arrivo all’incirca a 37.000 punti indice. Inoltre stiamo vivendo una condizione macroeconomica particolarmente favorevole e fiorente per l’Europa (vedi l’articolo Una nuova era: il mondo dopo la BCE).

Sempre da un punto di vista tecnico, tuttavia, siamo a ridosso di un’importante resistenza, un doppio massimo sito all’incirca a 22.500 punti che potrebbe rallentare la corsa verso i target più ambiziosi.

Un’altra considerazione invece riguarda il piano di acquisto di titoli governativi della BCE (Quantitative Easing) iniziato il 9 marzo. Solitamente i mercati sono mossi dalle aspettative ed i player più importanti anticipano i movimenti finanziari per poi vendere sulla notizia… il classico “buy the rumors sell the news”.

In ultimo occorre considerare gli elevati prezzi dell’equity in America che, sempre sulla base delle aspettative degli analisti, si accingerebbe a rialzare i tassi di interesse sul dollaro in tempi relativamente stretti.

Alla luce di tali considerazioni, pertanto, la migliore strategia a mio avviso è quella di prendere parte dei profitti realizzati in questo periodo o di alzare gli stop profit e di aspettare prezzi più bassi o rotture di importanti resistenze per ulteriori nuovi acquisti. Più rischioso invece impostare operazioni ribassiste considerando che il trend, fino a prova contraria, rimane impostato al rialzo.

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Il petrolio è pronto alla ripartenza?

Petrolio

Il petrolio, si sa, è il motore del mondo… eppure abbiamo assistito nel corso del 2014 ad un evento alquanto strano e per molti inaspettato: il crollo del prezzo del greggio che ha perso ben oltre il 50% del suo valore. Nonostante le tensioni geopolitiche che ne avrebbero dovuto sostenere le quotazioni, sui media si sono succedute notizie (costruite ad hoc?) che hanno portato ad un vero e proprio crollo della materia prima. In particolare le informazioni ufficiali hanno giustificato il crollo con l’aumento della produzione dei paesi arabi, la diminuzione dei consumi in Europa, l’aumento delle scorte in America e l’incremento delle tecnologie estrattive legate allo shale oil. La verità è che si è trattato di un intervento deciso a tavolino dai “soliti noti” per indebolire l’economia russa in primis ed alleati strategici di quest’ultima come l’Iran.

Fantapolitica a parte (ma non troppo) guardando i grafici notiamo degli aspetti interessanti sul piano della determinazione dei prezzi e dei volumi. In pratica il petrolio, dopo aver quasi sfiorato i 40 dollari al barile, è subito rimbalzato e pare stia costruendo una base di volumi intorno ai 50 dollari. Fermo restante che la situazione in Ucraina, nonostante la tregua, è ancora liquida e ben lontana dall’essere risolta, da un punto di vista tecnico una volta rotta la resistenza statica situata intorno ai 54 dollari il petrolio potrebbe rimbalzare e recuperare parte del valore perso nel corso del 2014. I possibili target sono ambiziosi e potrebbero raggiungere anche i 70/80 dollari al barile se non oltre. Il rapporto rischio rendimento comunque rimane sicuramente interessante ed in un’ottica di lungo periodo a mio avviso è possibile acquistare quote sul greggio incrementando via via la commoditie qualora dovesse scendere, in primis a 40 ed eventualmente più giù, fattore a mio avviso difficile salvo eventi particolari che esulano gli aspetti tecnici dell’analisi.

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Il gas naturale e quello strano aumento delle quantità scambiate

Il gas naturale rappresenta ad oggi una delle materie prime che più di tutte ha subito un deprezzamento significativo delle quotazioni complice le nuove tecnologie di estrazione americane (shale gas). Si tratta nello specifico di gas metano intrappolato nelle microporosità delle rocce di terreni argillosi estratto attraverso tecniche non convenzionali e molto inquinanti.

Sorvolando gli impatti ambientali tale tecnologia ha portato gli Stati Uniti ad aumentare enormemente il proprio potenziale estrattivo con una ricaduta significativa sui prezzi della materia prima. Dopo un crollo quasi verticale delle quotazioni negli anni passati ed un minimo importante nel 2012 oggi sembra che il gas stia creando una base importante per ripartire.

Nello specifico proprio in questi giorni, dopo un ritracciamento significativo, c’è stato un aumento significativo delle quantità scambiate a ridosso dei 2,5 euro. Se la base in costruzione venisse confermata si potrebbe allora ambire a target davvero ambiziosi quali i massimi del 2014 a 6 euro o anche più. Naturalmente come tutte le strategie va ponderata in base alla propensione al rischio del singolo investitore. E allora, per chi volesse investire sulla commodity non resta che dire… a tutto gasssssss!

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Una nuova era: il mondo dopo la BCE

Dopo il via libera della Banca Centrale Europea all’allentamento quantitativo, con il bene placito della Bundesbank, siamo entrati ufficialmente in una nuova era. Ci troviamo infatti in una situazione macroeconomica particolarmente favorevole e fiorente in cui, da un lato i bassi costi delle materie prime e dall’altro le politiche economiche espansive, dovrebbero sostenere i prezzi dell’equity con benefici tangibili anche nell’economia reale.

Ma analizziamo con calma i diversi fattori:
1- il basso costo delle materie prime, e in particolare dell’energia, costituiscono un beneficio reale per le imprese ed in particolare per il settore dei trasporti
2- i bassi tassi di interesse consentono, oltre a un importante risparmio per lo Stato, anche la possibilità per il privato di prendere in prestito denaro a condizioni particolarmente vantaggiose
3- la valuta debole attrae capitali e investimenti stranieri in grado di sostenere i listini azionari e favorire le operazioni di finanza straordinaria come acquisizioni e fusioni
4- le riforme strutturali richieste dall’UE favoriranno una crescita sostenibile dell’economia reale nel medio e lungo termine

Naturalmente i fattori di rischio, come ben sapete, sono sempre dietro l’angolo ed una nuova bolla può nascere e scoppiare in qualsiasi momento (vedi sistema bancario “ombra” in Cina, tensioni geopolitiche tra l’America e la Russia o possibile ristrutturazione del debito greco, senza dimenticare tra l’altro un possibile prossimo aumento dei tassi di interesse in America).

Salvo imprevisti però si dovrebbe assistere, nel corso dei prossimi anni, ad un vero e proprio boom economico che potrebbe portare i nostri listini a livelli fino a poco tempo fa impensabili e le nostre aziende ad aumentare la redditività. A tutto ciò non dobbiamo dimenticare di aggiungere che gli indici americani si trovano in una situazione di ipercomprato, appesantiti tra l’altro dalla perdita di competitività delle aziende a stelle e strisce a causa di un dollaro molto forte. Questa situazione dovrebbe pertanto spingere gli investitori a spostare i loro capitali in mercati “a sconto” come l’Europa ed in particolare l’Italia.

Naturalmente, se questa situazione porterà benefici in termini di crescita e occupazione, i veri vincitori saranno ancora una volta gli americani che con i loro dollaroni potranno fare shopping di aziende nostrane guadagnando sia sul fronte del prezzo che del cambio. E a noi comuni mortali non resterà che accontentarci delle briciole che i grossi capitalisti d’oltreoceano lasceranno gentilmente cadere dalle loro laute mense.

mario draghi

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BCE: un Quantitative Easing quasi perfetto. Aiaiaiaiai Mario Mario Mario

Ieri 22 gennaio 2015, come ben sapete, la Banca Centrale Europea ha varato un’importante azione di politica monetaria dando il via all’acquisto di bond dei paesi dell’eurozona, il cosiddetto Quantitative Easing. L’azione rientra tra le politiche monetarie non convenzionali, anche se ormai sta diventando la prassi, e consiste in una vera e propria iniezione di liquidità nell’economia reale.

In pratica oggi la BCE, a partire da marzo, riacquisterà i titoli governativi che le banche avevano comprato anni addietro attraverso le operazioni LTRO ampliando di fatto il proprio bilancio.
Secondo quanto ha dichiarato l’attuale governatore Mario Draghi, l’ammontare degli acquisti sarà di 1.080 bn fino a settembre 2016 per una media di 60 bn al mese. Naturalmente, come è stato ribadito, il vero obiettivo della Banca Centrale è quello di riportare l’inflazione in prossimità del 2% per evitare una spirale deflazionistica (vedi Giappone) quindi gli acquisti potrebbero continuare anche oltre gli ammontari previsti.

Il QE darà una bella boccata di ossigeno alle povere e stanche economie europee che, congiuntamente ai bassi tassi di interesse, al crollo dei prezzi delle materie prime e alla svalutazione competitiva dell’euro, potranno con tutta probabilità trovare le basi per una ripresa duratura nel tempo.
Naturalmente gli effetti sull’economia reale saranno tangibili solo nel medio-lungo termine mentre i mercati finanziari, soprattutto quello valutario, scontavano lo questo scenario già da un pezzo. Pertanto, salvo eventi esogeni, l’euro dovrebbe continuare a svalutarsi sul dollaro e l’equity europeo dovrebbe iniziare la tanto agognata salita per recuperare quel famoso gap con gli Stati Uniti d’America.

Unico neo, ancora una volta, la difficile integrazione degli stai dell’Unione Europea. Nonostante ci sia stato il famigerato QE non vi è stata una vera e propria mutualizzazione del debito. Soltanto il 20% dei titoli sovrani infatti saranno detenuti dalla BCE mentre saranno le singole banche centrali dei rispettivi paesi che deterranno il rimanente 80% delle emissioni… come dire: quando le cose vanno bene siamo l’Europa ma se le cose si dovessero mettere male ognuno si riveda i caxxi suoi.
Se da un lato però questa decisione rappresenta un segnale non incoraggiante sotto l’ottica dell’integrazione, dall’altro lato sarà sicuramente, o meglio si spera, un sprono ai singoli paesi per fare riforme strutturali e divenire competitivi salvo restare nella cacca da soli… è così, è la dura legge del mercato (e della Germania).
Ultima considerazione (doverosa) la retorica de signor Draghi il quale ha saggiamente fatto uscire nei giorni scorsi alcune notizie “sottobanco” di un’imminente QE di inferiore importo. Con tale strategia ha da un lato mitigato la speculazione che ci sarebbe stata in seguito ad un annuncio a sorpresa, dall’altro lato è riuscito a bilanciare la delusione di una bassa mutualizzazione del rischio con un’ammontare di acquisti superiore alle attese… pertanto a differenza della porcata della Banca Centrale Svizzera dobbiamo riconoscere la grande professionalità del nostro Mario.

Da un punto di vista operativo, una volta superato lo spauracchio del fantasma greco di domenica (ammesso che vada tutto bene), ogni discesa dell’azionario dovrebbe essere un’occasione di acquisto per una salita strutturale di medio-lungo termine. Le obbligazioni infatti rendono pochissimo e gli unici investimenti potenzialmente remunerativi sono quelli azionari e, salvo sorprese, presto in molti ne accorgeranno.

Mario Draghi

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Le politiche monetarie delle banche centrali, le prospettive future sull’economia e ciò che i media non dicono

Federal Reserve e Banca Centrale Europea sono gli attori principali, le politiche monetarie, i tassi di interesse ed i tanto famigerati Quantitative Easing gli strumenti utilizzati per perseguire i propri mandati, ossia la crescita del sistema economico in America e la stabilità dei prezzi in Europa.
Fin qui tutto semplice e lineare, ma quali sono state in realtà le mosse e le vere finalità delle banche centrali in questi ultimi anni? Quali gli obiettivi “occulti” perseguiti con le azioni intraprese (o non intraprese) e quali saranno i possibili scenari futuri?

È presto detto. Se facciamo un salto indietro nel tempo ricordiamo come, dopo la crisi del 2008 provocata dalla bolla dei mutui suprime, la Federal Reserve iniziò un piano di acquisto di bond al fine di sostenere l’economia attraverso l’iniezione di un’enorme massa di liquidità nel sistema. Al primo piano di acquisti di asset ne seguì un secondo nel 2010 ed un terzo nel 2012.
Nel frattempo in Europa, in seguito alla crisi dei debiti sovrani che gettava nel panico gli stati più indebitati del vecchi continente, in particolare Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna, la Banca Centrale Europea tra dubbi e polemiche varie, iniziava ad intraprendere timide azioni espansive tagliando i tassi di interesse con un mercato che ha sottoperformato, e di molto, quello americano.

Allo stato attuale invece ci troviamo in una situazione diametralmente opposta a quella di alcuni anni a fa. La Federal Reserve infatti ha iniziato ad intraprendere misure restrittive annunciando la fine del famigerato Quantitative Easing e teoricamente si appresterebbe a rialzare nella seconda metà del 2015 i tassi di interesse sulla valuta americana. La Banca Centrale Europea in controtendenza dovrebbe annunciare a breve la prima vera e propria iniezione di liquidità in Europa dando il via ad un massiccio piano di acquisto dei titoli di stato dei paesi membri dell’UE che aprirebbe le danze ad un vero e proprio allentamento monetario stile Fed.

I mercati infatti, che tendenzialmente anticipano i movimenti sulla base delle aspettative attese, hanno iniziato a prezzare questo “cambio di staffetta” portando il dollaro ad una forte rivalutazione rispetto all’euro, tendenza che almeno in linea teorica dovrebbe continuare sul lungo periodo.
Le implicazioni di queste politiche monetarie mi portano tuttavia a ragionare sui possibili scenari futuri che tali decisioni comportano e su quei famosi obiettivi “occulti” che le Banche Centrali potrebbero voler conseguire. In pratica, proprio mentre ci si accinge ad aspettare queste ipotetiche mosse espansive di Draghi, ci troviamo con un dollaro fortissimo ed un euro estremamente debole e, come se non bastasse, con prezzi dell’equity europei (volutamente?) depressi. Quali sarebbero allora le implicazioni? Senza ombra di dubbio, e non ci vuole un bambino a capirlo, ci troviamo una situazione in cui i capitali americani trovano una forte convenienza a comprare aziende in Europa, favoriti sia dall’effetto cambio sia dall’effetto deflattivo che ha portato ad un abbassamento dei prezzi di mercato. Volendo essere maliziosi allora verrebbe da pensare che tale manovra congiunta sia stata messa in atto per favorire i grossi speculatori americani a conquistare quote di mercato in Europa.
Se ciò fosse vero vedremo nel medio-lungo termine una ripresa dei mercati Europei che andrebbero teoricamente a colmare il gap di competitività perso in questi lunghi anni nei confronti dell’America… naturalmente non senza vedere probabili picchi di volatilità nel breve termine che potrebbero essere causati da un ipotetico nuovo “fantasma greco” o da una possibile “delusione Draghi” qualora dovesse non essere all’altezza delle aspettative.

In chiave operativa allora una possibile soluzione di investimento sul medio-lungo periodo, una volta esaurita l’ipotetica esplosione di volatilità, potrebbe essere un investimento sui titoli europei. I trader più cauti (ed esperti) potrebbero invece lavorare in spread shortando i listini americani e longando quelli europei, magari hedgiandosi con il cambio e prendendo profitto dal differenziale di resa dei due indici. In ogni caso il mio consiglio è quello di non essere impulsivi e di aspettare che le nubi si schiariscano prima di prendere posizioni strutturali, anche al rischio di comprare a prezzi più alti… del resto ancora molte incognite gravano sui listini nostrani: il QE ancora non è stato annunciato in via ufficiale e, come sapete, anche qualora venisse annunciato toccherebbe comunque valutare i dettagli, in Grecia bisogna aspettare l’esito delle elezioni e, per quanto riguarda la Russia, la “guerra fredda” sembra ancora non essere finita. Ai posteri l’ardua sentenza…

Dollari
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EUR CHF: la porcata del decennio sul Franco Svizzero ed i possibili scenari di breve

Ieri, 15 gennaio 2015, è successo un fatto importante sui mercati finanziari e nello specifico nel mercato valutario ai più conosciuto con il nome di forex. In pratica il cross Euro-Franco Svizzero è letteralmente crollato dalla soglia tecnica di 1,2 ad un minimo di 0,86 circa per poi assestarsi sulla parità di cambio a ridosso di 1. Come mai un movimento così brusco sul mercato delle valute e quali le conseguenze che questo tsunami ha prodotto?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un salto indietro di tre anni quando la Banca Centrale Svizzera per difendere la sua valuta da un eccessivo apprezzamento dette inizio ad una politica monetaria finalizzata a mantenere il cross ad un livello prossimo ad 1,2 comprando massicciamente euro e vendendo franchi. Ieri però a sorpresa, dopo oltre tre anni, ha ufficialmente fatto saltare la barriera provocando una vera e propria valanga di acquisti sulla valuta elvetica e generando un movimento speculativo mostruoso. Come se non bastasse ha introdotto tassi negativi sui depositi a -0,75% dal precedente -0,25%. La cosa più subdola però è che dieci giorni prima il presidente della BNS, Thomas Jordan, aveva affermato che la soglia di 1,2 franchi per euro sarebbe rimasta irrinunciabile. La domanda allora sorge spontanea: ci si può fidare ancora delle parole dei banchieri centrali? a voi la risposta…
Passando al piano delle conseguenze che tale azione ha portato menzioniamo innanzitutto i numerosi conti “saltati” dei poveri investitori che erano short a leva su franco svizzero basando il loro investimento sulla fiducia delle parole di un banchiere centrale. Molti di loro infatti si sono trovati le posizioni chiuse a mercato laddove il broker è riuscito a stoppare le perdite o con debiti superiori al capitale investito (a carico del broker o del cliente?) laddove il broker non è riuscito a chiudere le posizioni in marginazione.
Dal punto di vista macroeconomico invece ciò ha provocato un crollo speculativo del mercato svizzero, una salita dell’oro di alcuni punti percentuali e conseguenze ancora non quantificabili nel medio periodo. A questo punto la domanda che sorge spontanea è la seguente: come mai la Svizzera ha avuto tanta fretta nel far saltare la barriera? Le possibili risposte sono due: o la Banca Centrale Svizzera pensa che la Banca Centrale Europea farà a breve un Quantitative Easing mostruoso comprando ingenti quantità di titoli di stato europei e di conseguenza deprezzandro la valuta comunitaria o teme una rottura dell’euro…
Una cosa è certa, qualsiasi cosa è stata decisa ai tavoli dell’alta finanza a breve ne vedremo delle belle… il vix (indice della volatilità) ha preso a salire e in un verso o nell’altro questo inizio 2015 sembra ci voglia portare sulle montagne russe (il riferimento alla Russia è puramente casuale… ma non troppo). Ricordo agli appassionati di finanza che il 22 gennaio ci sarà la riunione del board della Banca Centrale Europea e il 25 gennaio le votazioni in Grecia, due eventi in grado di muovere il mercato e di parecchio. Il mio consiglio pertanto è di stare alla finestra per capire quali saranno i movimenti dei grossi prima di prendere posizione e rischiare una “porta in faccia”. Per i più sofisticati invece interessante sarebbe adottare una strategia in spread, magari tramite opzioni, in grado di prendere profitto da una forte salita o da una forte discesa dei mercati finanziari (vedi butterfly).
Stay hungry stay foolish!

svizzera

Digressione

Finanza: cosa sta succedendo nei mercati

Buongiorno a tutti, eccomi di ritorno sul blog dopo aver dovuto interrompere l’attività per un po’ a causa di impegni lavorativi.

Vorrei riprendere con una breve analisi dei mercati finanziari. Cosa è successo in questi giorni e quali potrebbero essere gli scenari futuri? Ebbene, la novità più significativa è senza ombra di dubbio l’inizio di nuove politiche monetarie espansive che Mario Draghi porrà in essere per sostenere l’economia europea.

L’impatto, anche se non è stato eccessivamente euforico sui mercati, dovrebbe essere quello di una crescita degli asset europei nel medio-lungo termine che potrebbe almeno in parte colmare l’enorme gap con i listini americani. In particolare dovrebbero essere le economie più penalizzate come Italia e Spagna a sovraperformare il mercato.

In America invece la situazione è un po’ diversa. Vediamo un mercato drogato da cinque anni di iniezioni di liquidità che si avvia verso una politica economica più restrittiva ma, nonostante questo, i listini continuano a salire anche se a fatica.

La vera novità, però, a mio parere, è costituita da un nuovo interesse verso le commodities, in particolare oro e argento. Dai movimenti tecnici sui grafici sembra di assistere a un riposizionamento dei fondi su questi asset strategici. A dir la verità mi ero già posizionato, forse con un po’ di anticipo, sull’oro. Ebbene adesso credo sia giunto il momento di raccogliere i frutti ed assistere ad una nuova impennata dei preziosi che potrebbe portare nei prossimi mesi verso target interessanti e di tutto rispetto.

Finanza