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La FED perde la “pazienza” ed il dollaro scende

dollaro

Oggi, 18 marzo 2015, la Federal Reserve ha comunicato la sua guidance di politica monetaria. “Cosa è successo esattamente e quali sono le implicazioni a livello economico e monetario?” Cerchiamo di fare il punto della situazione. L’America, in pratica, dopo la crisi dei mutui subprime del 2008, ha adottato misure di politica monetaria non convenzionali finalizzate a sostenere l’economia del Paese in un momento di difficoltà. Oggi, alla luce del miglioramento del mercato del lavoro statunitense, tali misure si apprestano a divenire più restrittive al fine di evitare un surriscaldamento dell’economia. In altri termini la Federal Reserve si sta avviando gradualmente verso una normalizzazione della politica monetaria che passa inevitabilmente attraverso il rialzo dei tassi di interesse.

Questa situazione ha portato ad una fortissima rivalutazione del dollaro nei confronti delle altre valute, rivalutazione che è avvenuta molto velocemente, ben prima che ci fosse il famigerato rialzo dei tassi. Ciò che spicca dai verbali di stasera è l’eliminazione della parola “pazienza” inerente il primo rialzo dei tassi che potrebbe avvenire già nelle prossime riunioni. Secondo la logica che governa la dinamica dei prezzi, tale situazione avrebbe dovuto spingere ancora più in alto il valore del biglietto verde, tuttavia si è verificato l’effetto opposto. In pratica, dopo una folle corsa partita dall’estate del 2014, assistiamo oggi ad un arresto della valuta a stelle e strisce (temporaneo?) proprio quando la logica vorrebbe far intendere il contrario.

Da un punto di vista tecnico, a prescindere dalle parole che lasciano il tempo che trovano, in effetti già da alcuni giorni si notava uno strano aumento delle quantità di dollari scambiati proprio in prossimità della soglia psicologica di 100 (dollar index). Un effetto analogo si nota anche sul cross euro-dollaro che ha guadagnato ben due figure in poco più di un’ora dalla comunicazione dei verbali. Un’altra reazione interessante c’è stata poi sulle materie prime che hanno subito approfittato della debolezza del dollaro per mettere a segno alcuni punti percentuali di rialzo. Anche gli indici americani sembrano a prima vista aver festeggiato, ma rimangono ancora deboli gli indici europei (parliamo naturalmente di debolezza relativa vista la folle corsa degli ultimi mesi).

Come interpretare operativamente tali indicazioni? Io personalmente ho coperto buona parte della posizione in dollari attraverso un’operazione in marginazione sul forex, essendo questi ultimi investiti in materie prime che dovrebbero beneficiare di una svalutazione della valuta americana (scusate la cacofonia). Per chi non avesse posizioni aperte potrebbe invece provare un long euro-dollaro o acquistare materie prime (oro, argento, gas, petrolio sono quelle che seguo) hedgiandosi dall’effetto cambio in quanto le materie prime sono scambiate in dollari.

P.S. Dal grafico postato si vede bene l’aumento dei volumi di scambio sul dollar index

Per informazioni su strategie di investimento, partnership e collaborazioni potete contattarmi via email: alemasmail@gmail.com

dollarindex

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